Scritto da Erika.
Scritto da Erika.
Non sopporto gli ottimisti
L’ho scritto qualche giorno fa ma per qualche motivo non l’ho pubblicato. Vabbeh.
Il mio punto di sfogo per riuscire in qualche modo a trascorrere queste giornate interminabili.
Mancano ancora due ore alla fine della giornata lavorativa, e mi sembra che manchi una vita. Continuo a chiedermi perché mai io possa aver scelto di fare un lavoro così poco stimolante e così statico. Trovo ben più accettabile e divertente il pensiero di andare fuori a lavare delle macchine. Almeno respirerei aria buona. E vedrei il sole. Qui è sempre tutto grigio. Anche le facce della gente.
Ho passato un bel weekend, come sempre quando non vedo certa gente. Sono venuta a sapere delle cose che hanno dato un senso alla mia volontà di tagliare i ponti con loro. Anche se, in realtà, un senso non serviva. Ma spiegarlo agli altri non è mai facile.
Non ho molto da dire in realtà. Ma il pensiero di rimettermi a codificare quelle maschere è decisamente meno alettante di restare qui a scrivere.
Penso che avrei dovuto dimostrare di essere meno in gamba, in questo lavoro. Le soddisfazioni sono zero. Più ne sai, più ti fanno fare, meno hanno rispetto per la tua persona. Dire che siamo tornati al livello dei servi della gleba sarebbe esagerato? Io credo di no. Siamo schiavi di un sistema diverso, ma siamo comunque schiavi.
Sono stanca, e triste.